Non tutto può dirsi definitivamente perso.

Tempo fa, quando pubblicai il mio primo video su you tube, dal titolo la prima azienda d’italia, ricordo che un utente aveva lasciato un commento, paragonando la situazione in calabria, che emergeva da quel video alla situazione dei cartelli colombiani. Ricordo che mi ero parecchio offeso. Questo punto merita un chiarimento. Si badi bene, da queste parti siamo soliti conoscere a menadito le difficoltà che giornalmente si devono affrontare, come sono altrettanto conosciute le varie “malattie” che attanagliano una regione come la Calabria. Però, ogni qual volta si commenta la situazione di sfascio generale in cui versa la Calabria tra calabresi tutto va bene, se le stesse cose ci vengono poste da qualcuno che magari, abita da roma in su pronti via, succede il delirio. Si, insomma, ci offendiamo, o per usare un modo di dire calabrese e reggino in particolare: “nda scricamu”. Ieri mattina, un ragazzo di appena 28 anni, incensurato, che non si era mai beccato neppure una multa in vita sua, è stato freddato sotto casa alle prime luci del giorno. Tempo addietro a Melito (con l’accento sulla e e non sulla i come lo pronunciano in parecchi non calabresi) in un altro tentativo di omicidio un bambino di neppure 4 anni, che stava in mezzo ad altri coetanei, in una piazza con almeno 300 persone, è stato ferito con una pallottola che gli è entrata dalla bocca, e si è conficcata alla base del cranio. Qui si ammazza il prossimo. Qui si danno alle fiamme auto e locali. Qui si lascia morire una struttura come L’hospice Via delle Stelle che cura i malati terminali e da assistenza alle famiglie dei degenti. Qui non ci si scandalizza più se in un Consiglio Regionale , su 50 rappresentanti, 33 (ossia il 66% !!!) sono inquisiti per reati come estorsione, associazione per delinquere, corruzione, eccetera. Qui non ci si indigna più se in una procura della repubblica viene ritrovata una Cimice ben occultata nella stanza di un pm attivissimo contro la mafia, e nascosta in dentro faldoni di inchieste cosi vecchi che ormai nessuno li va più a guardare. Qui non ci si incazza se in una regione con il pil pro capite tra i più bassi d’Europa, esiste una “Azienda” di nome Ndrangheta che “fattura” 40 miliardi di euro l’anno. Come non ci si vergogna neppure un pò di implorare dietro le porte di politici-affaristi-tornacontisti-pagnottisti quello che invece spetterebbe di diritto a ogni cittadino. Prima di arrivare a completare un elenco saturo di luoghi comuni, la domanda di fondo dovrebbe essere: per quale motivo lottare per cambiare qualcosa. Perchè ancora illudersi che per forza di cose qualcosa dovrà pur cambiare. Perchè…..Perchè in Calabria, a Reggio, non tutto è come ho appena descritto. Perchè forse, ancora una parte seppur piccola di società sana in questa regione e in questa città c’è. Ci deve essere. Sicuramente ci sarà. Perchè Noi Calabresi, Noi Reggini, siamo gente che non può smettere di combattere. MAI.
An.Mor
pubblicato il 25/6/2008 su http://antoniomorelli.blogspot.com

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