Si dice che nella vita, ciò che non ti distrugge ti rafforza. Ma anche i bambini sanno che al mondo di indistruttibile esiste nulla. Ho sentito anche che gli uomini si misurano davanti alle difficoltà. Ma, ahimè, esisterà pur qualcosa di insormontabile. Ho anche sentito che, alla fine, se nella vita qualcosa la vali, se sei più bravo di un altro, o se c’è una cosa che sai fare solo tu, prima o poi, con i tuoi mezzi e per i tuoi meriti emergerai. Ma nessuno ha mai saputo quantificare il prima o poi. Infine ho sentito che, la vita, presenta sempre il conto. Che se oggi di da tanto, domani si riprende il doppio. Ma alla fine, come si fa? Come si riesce a trovare la giusta vocazione? Come è possibile, una volta trovata, emergere solo grazie alle tue forze? Le favolette di scuola con la vita pratica non c’entrano un emerito cazzo.
La corsa è anche vero che la fai con te stesso, ma non puoi continuamente giocare solo, non puoi materialmente accettare che anche se devi vincere te stesso, altri vincano a suon di sorrisi, facce buone. In altre parole: come digerire che una persona meno preparata di un altra, meno intelligente di un altra, solo perchè ha cosi tanto il naso infilato tra le chiappe del potente di turno emerge, e chi vale invece rimane sempre al palo? Il discorso sulla meritocrazia che tanto sta al cuore della Moratti, e che in città è stato ripreso dal consigliere comunale aennino Beniamino Scarfone, è di quelle di antica nascita e soprattutto di improbabile risoluzione. Cosa fare dunque. Emigrare? Accettare? Cosa?
Tutti quelli che conosco, e che sò che qualcosa valgono, sono troppo depressi e disillusi per darmi una risposta o una soluzione. Tutti quelli che conosco, e che sò che valgono ZERO, sono troppo pieni di se, troppo ammanicati, troppo convinti che tutto gli sia dovuto per capire la domanda. E allora? La famosa soluzione?
Nonostante la cruda e dura realtà manifesti incessantemente che è vero tutto il contrario, io forse una mezza via l’ho trovata. Sarà pure la via per rimanere disoccupato per tutta la vita, ma, vivaddio, almeno allo specchio mi posso guardare senza sputarmi da solo.
La soluzione, MIA, che mi calza a pennello, l’ho ritrovata in un libro anche parecchio datato. Un libro che assomiglia a una favola. Dove c’è il bello con la sua bella, dove c’è il brutto che non può avere la bella, dove insomma, tutto ricorda sommariamente un mondo reale, esistente, riscontrabile in natura.
Niente casette di marzapane, o nonnine inghiottite dai lupi. Ma Realtà.
In questo libro c’è un monologo, che vorrei raccontare:
” Orsù, che dovrei fare?….
Cercarmi un protettore? Eleggermi un signore? O come l’edera a guisa, che dell’olmo tutore accarezza il gran tronco e ne lecca la scorza, arrampicarmi, invece che salir per forza? No, Grazie.
Dedicare com’usa ogni ghiottone dei versi ai finanzieri? Far l’arte del buffone pur di vedere alfine le labbra di un potente, atteggiarsi a un sorriso benigno e promettente? No, Grazie.
Saziarsi di rospi? Digerire lo stomaco per forza dell’andare e venire? Cosumar le ginocchia? Misurar le altrui scale? Far continui prodigi di agilità dorsale? No, Grazie.
Accarezzar con mano abile e scaltra la capra e intanto il cavolo innaffiare con l’altra? E avere sempre il turibolo sotto de l’altrui mento, per la divina gioia del mutuo incensamento? No, Grazie.
Progredire di girone in girone, diventare un grand’uomo tra cinquanta persone, e navigare con remi di madrigali, e avere per buon vento i sospiri di vecchie fattucchiere? No, Grazie.
Pubblicare presso un buon editore, pagando, i propri versi? No, Grazie dell’onore.
Sudar per farsi un nome su di un picciol sonetto anzi che scriverne altri? Scoprire ingegno eletto agl’incapaci, ai grulli; alle talpe dare ali, lasciarsi sbigottire dal rumor dei giornali? E sempre sospirare, pregare a mani tese, purchè il mio nome appaia nel Mercurio Francese? No, Grazie.
Calcolare, tremar tutta la vita, far piuttosto una visita che una strofa tornita, scrivere suppliche, farsi qua e là presentare? Grazie, No! Grazie, No! Grazie, No!
Ma…… Cantare, sognar sereno e gaio, libero, indipendente, aver l’occhio sicuro e la voce possente, mettersi quando piaccia il feltro di traverso, per un si, per un no, battersi o fare un verso!
Lavorar, senza cura di gloria o di fortuna, a qual sia più gradito viaggio sulla luna.
Nulla che sia farina d’altri scrivere, e poi, modestamente dirsi: ragazzo mio, tu puoi tenerti pago al frutto, pago al fiore, alla foglia. Purchè nel tuo giardino, nel tuo, tu li raccolga.
Poi, se venga il trionfo, per fortuna o per arte, non dover darne a Cesare la più piccola parte, aver tutta la palma della meta compita, e, disdegnando d’essere l’edera parassita, pur non la quercia essendo, o il gran tiglio fronzuto………..
SALIR, ANCHE NON ALTO, MA SALIR SENZA AIUTO.
(brano tratto dal Cyrano de Bergerac, scritto da Edmond Rostand)
P.S. Savinien Cyrano de Bergerac, è un personaggio realmente esistito.












[...] 27 ottobre 2008 – …Che in vita sua fu tutto e non fu niente… Antonio Morelli La tanto sbandierata meritocrazia esiste davvero? Le persone ci credono o è solo uno specchietto delle allodole per chi alle spalle di questa bandiera intanto fa i suoi porci comodi? Antonio Morelli tira fuori un pezzo del Cyrò di Belgerac che, a mio parere, dovrebbe campeggiare in maniera visibile all’ingresso di ogni scuola ed università! Il futuro si conquista con le proprie forze con con una lingua allenata… [...]