Esiste un posto, chiamato Gioia Tauro. Questo posto ricade in un territorio che quasi totalmente risulta essere pianeggiante. E’ una cittadina discretamente ben fatta. Insomma un piccolo centro come ne possono esistere miliardi nel mondo, soprattutto nel meridione di un paese che l’unità nazionale la conosce più che altro come un capitolo, per altro poco interessante, dei libri di storia. In questa cittadina, succede che nasca, cresca e maturi, una famiglia particolare, che per molti tratti, come riportato ampiamente dai giornali, ricorda una famiglia particolarmente conosciuta. La storia dei Piromalli di Gioia Tauro, è ciò che nell’immaginario e nella sostanza più si avvicina al famoso libro di Mario Puzo, “the Godfather”. Gli arresti, che soltanto ieri, hanno visto finire in manette oltre a esponenti di spicco del clan dei Piromalli, tra cui, il più anziano Gioacchino, 74 anni che, da quando i suoi fratelli sono ristretti in alcune carceri italiane, regge i fili del gioco. Succede anche che questo anziano “signore“, riesca a fare il sindaco del piccolo centro di Gioia Tauro, senza mai aver preso un voto, senza mai essersi candidato, eppure, i suoi concittadini, se hanno una necessita, un bisogno, una richiesta, si rivolgono a lui. Come don Alfonso Annunziata, titolare di un grosso centro commerciale, che si può scorgere anche dalla mulattiera Salerno Reggio Calabria. Don Alfonso Annunziata, già condannato a 2 anni di reclusione, nell’ambito del processo “Tirreno”, voleva a tutti i costi che il nuovo svincolo autostradale di Gioia Tauro, ricadesse, come quello attuale, nelle immediate vicinanze del suo centro commerciale. E siccome don Alfonso, è persona “gradita” ai Piromalli, il problema non si pone. Don Gioacchino, si prodiga infatti, a perorare la causa dell’imprenditore. E miracolosamente, l’amministrazione comunale di Gioia Tauro, si prodiga a sua volta a far variare il progetto originario dello svincolo. Altro che perdere tempo tra procure, commissariati, o uffici di vario genere. Basta rivolgersi al “Sindaco” Piromalli Gioacchino, anni 74. E allora, quando in una cittadina come Gioia Tauro, ricadente nella zona pianeggiante di cui sopra e che alla stessa piana presta il nome, che a sua volta ricade in una provincia come quella di Reggio Calabria, e il cui consiglio comunale è stato più volte sciolto per infiltrazione mafiosa (l’ultima volta accadde il 22 aprile del 2008, la prima nel lontano 1991), beh, quando in un comune del genere si arriva tramite attività investigativa classica, e non, ad arrestare il sindaco, il vicesindaco, e il sindaco di un altro comune, perdonatemi se grido, al sensazionale. Sensazionale perchè parto dal presupposto che, se si inizia a colpire il livello politico, colluso con la criminalità organizzata, se non si distrugge totalmente lo strapotere dell’antistato, comunque gli si toglie una fetta rilevantissima dello stesso potere di cui sopra. Se si riesce a ridimensionare i rapporti tra politica e ndrangheta, a mio parere, si può davvero mettere la partita in favore delle autorità giudiziarie, nel tentativo di riconsegnare dignità alla società civile. Il fatto oggetto di contestazione nei confronti di:
Giorgio Dal Torrione, (da ieri detenuto. Ex Sindaco del comune di Gioia Tauro anche al momento dello scioglimento da parte del viminale)
Rosario Schiavone, (da ieri detenuto. Già vice di Dal Torrione GIorgio)
Carlo Martelli, ( da ieri detenuto. Sindaco del comune di Rosarno al momento dell’arresto)
Sono di quelli che, se sei realmente una persona perbene, non ti farebbero dormire più per un solo minuto della vita che ti resta. Concorso esterno in associazione mafiosa, “ per aver compiuto un atto non di loro competenza per un tipo di reato non previsto dalla legge”. Insomma, i fatti contestatigli non sono roba di poco conto. E non lo dice un cazzaro qualunque, (vedi il sottoscritto) ma lo affermano Pubblici Ministeri, Procuratori della Repubblica, ed esponenti di primo piano delle forze dell’ordine. Dal Torrione, scrivono i giudici: “in qualità di sindaco del comune di Gioia Tauro, costituiva uno stabile punto di riferimento per il sodalizio mafioso per il soddisfacimento dei suoi interessi e scopi, ……… concorreva al perseguimento degli scopi della ndrina (Piromalli)”. Gli inquirenti dipingono Giorgio Dal Torrione come: << uno dei più insidiosi e pericolosi tra quei tristi personaggi della politica>>. Dal Torrione è pericoloso, secondo la DDA di Reggio Calabria, << perchè ha tentato di mascherarsi da campione dell’antimafia a parole, osando persino avvicinarsi e sedersi accanto ai magistrati della DDA, mentre nei fatti operava per il crimine organizzato>>. A Dal Torrione Giorgio, Schiavone Rosario e Martelli Carlo, viene contestato il fatto che: a seguito della condanna rimediata da Piromalli Gioacchino, classe 69, alias “l’avvocato”, condannato nell’ambito del processo “Porto”, essendo impossibilitato a pagare in solido la pena pecuniaria dovuta alle amministrazioni costituitesi parti civili (comune di Gioia Taudo, Comune di Rosarno e Provincia di Reggio Calabria), quantificata in 10 milioni di euro ciascuna, presentava istanza nei confronti dei già citati enti in cui esprimeva la volontà di ripagare il danno in prestazioni professionali. Ora, la sottile linea che separa il danno, la beffa e a volte anche il paradosso da queste parti è molto labile. Giova ricordare però, che il “rampollo” di casa Piromalli, veniva condannato ai sensi dell’articolo 416 bis del codice di procedura penale, per associazione per delinquere di stampo mafioso, e veniva altresì condannato alla pena risarcitoria dei 10 milioni di euro cadauno, nei confronti delle amministrazioni comunali di Gioia Tauro, di Rosarno, di San Ferdinando e dell’amministrazione provinciale di Reggio Calabria, costituitesi parti civili nell’ambito del processo ” Porto “, poichè: << lese ed offese dall’attività di oppressione, infiltrazione, manipolazione, intimidazione e sfruttamento mafioso condotto dalle cosche Piromalli-Molè-Bellocco, in relazione alle attività imprenditoriali, connesse allo sfruttamento economico del porto di Gioia Tauro”. Perdonatemi un altra digressione storica. “Il Porto di Gioia Tauro, è il più grande terminal per transhipment del Mediterraneo. Il porto, fin dalla sua nascita fu tenuto sotto controllo dalle cosche Piromalli e Molè. É un centro di arrivo fondamentale per la ‘ndrangheta calabrese per il traffico di droga internazionale. Nell’Operazione Decollo, dalle forze dell’ordine fu rivelato un traffico di sostanze stupefacenti che andava dall’Europa all’Sud America all’Australia e ogni anno vengono sequestrate ingenti quantità di droga. Il porto è anche crocevia di merci contraffatte di vario genere. Secondo una relazione del 2006, gli investigatori stimano che l’ 80% della cocaina in Europa arrivi dalla Colombia via Gioia Tauro. Il porto è anche coinvolto nel traffico illegale di armi. Il clan Piromalli è riuscito a condizionare la gestione del nuovo terminal container. Costruito nella metà degli anni 1990, divenne il più grande terminale del bacino del Mediterraneo, si spostano più di 2 milioni di container l’anno. Dal 1994, quando Contship Italia affittò l’area portuale per avviare l’attività di trasbordo e la Medcenter Container Terminal è stata creata, grazie a 138 miliardi di lire del finanziamento statale, i Piromalli hanno obbligato la società Medcenter, a pagare un kickback in dollari statunitensi di $ 1,50 per ogni container. Una somma che corrispondeva a circa la metà dei profitti netti acquisiti dalle due società. Nel febbraio 2008 la Commissione Parlamentare Antimafia ha concluso che: << la ‘ndrangheta “controlla e influenza gran parte dell’attività economica intorno al porto e utilizza l’impianto come base per il traffico illegale”>>. Nella relazione è scritto anche che: “l’intera gamma di attività, interne o in subappalto è influenzata dalle cosche Piromalli-Molè-Bellocco, confederate per l’occasione. Controllano tutto. Dalla gestione della distribuzione e della trasmissione al controllo doganale e contenitori di stoccaggio e ancora, il controllo delle attività legate al porto, l’assunzione di lavoratori, e le relazioni con i sindacati e le istituzioni locali “. “E’ effettivamente eliminata la concorrenza di società non controllate o influenzate dalla mafia nella fornitura di beni e servizi, di lavori di costruzione e di assunzione di personale.”
1 dollaro e mezzo per ogni container in arrivo. Dal 1995 al 2006 il porto di Gioia Tauro ha movimentato una cosa come 26 milioni 958 mila 686 container. Moltiplicati per 1 dollaro e mezzo fanno 40 milioni 438 mila 029 dollari. Quarantamilioniquattrocentotrentottomilaventinove $$$$ di dollari statunitensi. Spalmati in 10 anni. Forse mi sono allontanato troppo dal principio ispiratore del post, però la faccenda merita attenzione. Comunque dicevamo. Gioacchino Piromalli, “l’avvocato” viene condannato nell’ambito del processo “Porto” per associazione mafiosa. Sconta la pena e deve risarcire le parti civili per 10 milioni di euro ciascuna. Riesce a dimostrare di non poter far fronte alla spesa, e si offre di ripagare le parti civili, in prestazioni professionali. La cronologia degli eventi segue da quel momento il seguente corso. Prima il Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria emetteva in data 25.10.2006 un provvedimento in cui chiedeva alle persone offese, la loro volontà circa la proposta presentata allo stesso tribunale dal Piromalli. Insomma il Tribunale di Sorveglianza di Reggio chiede ai comuni di Gioia Tauro, e Rosarno se, per caso, hanno intenzione di accettare la proposta di un condannato per associazione mafiosa, in un procedimento nel quale si sono costituiti parte civile, poiché lese ed offese dall’azione criminale della cosca di cui il condannato risulta essere il rampollo. E già qui ci sarebbe da ridire sul fatto stesso che il Tribunale di Sorveglianza chiede alle parti civili se intendono far entrare a “casa loro” quello stesso “losco figuro” a cui hanno chiesto i danni, e se soprattutto intendono far venire a conoscenza del “losco figuro” di cui sopra la totalità della documentazione legale, amministrativa e deliberativa delle amministrazioni. Ma andiamo avanti. Le parti civili, configurate nei comuni di Gioia Tauro e Rosarno, sempre lese ed offese dall’azione criminale dei Piromalli, accettano quasi immediatamente la proposta del condannato. Ora: non si è mai visto ne sentito (prima d’ora) che un condannato per associazione mafiosa, dopo aver espiato la pena, e dopo essere stato radiato dall’albo, chieda e ottenga di risarcire le parti civili in prestazioni professionali. Soprattutto se tali prestazioni sono da prestare alle amministrazioni, quelle di Gioia Tauro e Rosarno, che dal comportamento dello stesso Piromalli Gioacchino (l’avvocato) e dei suoi consociati si sono sentiti <<LESI ED OFFESI>>. Per fortuna, l’ormai ex avvocato Piromalli, nelle amministrazioni in questione non ci ha messo piede, solo perché il tribunale di sorveglianza di Reggio Calabria, ha rigettato nel 2007 la richiesta dello stesso. La speranza, dettata dalle attività che la procura di Reggio Calabria, sotto l’egida del procuratore capo, Giuseppe Pignatone, è quella che forse, il pool antimafia, stia procedendo nella direzione giusta. Non mi stancherò mai di ripetere che, se a questa gente si toglie l’appoggio dei politici collusi, che rimettono il mandato elettorale nelle mani sporche dei clan ndranghetistici, gran parte del consenso, del potere, e della sicurezza che gli stessi politici infondono ai malavitosi, oltre al potere reale di condizionamento dell’intera popolazione, certamente comincerà a sgretolarsi, a venir meno. Quando non ci sarà più chi modifica un progetto di uno svincolo autostradale solo perché lo chiedono i mammasantissima di turno, quando non ci sarà più chi piazza nelle miriade di società miste, partecipate, e nelle strutture personali dei politici gli amici degli amici. Insomma quando non esisterà più il concetto che: “il compare di tuo compare è mio compare”, probabilmente allora questa terrà riuscirà a trovare la LIBERTA’. Solo allora i calabresi, forse, ritroveranno una dignità che, da ormai troppo tempo, sono disposti a calpestare, in sacrificio al “DON” e al politico di turno.
An.Mor